La dichiarazione di successione costituisce un adempimento fiscale obbligatorio attraverso il quale gli eredi comunicano all’Agenzia delle Entrate il trasferimento del patrimonio del defunto. Disciplinata dall’art. 28 del D.Lgs. n. 346/1990 (Testo Unico delle Successioni e Donazioni), questa dichiarazione consente di determinare le imposte dovute sul passaggio ereditario e di procedere alle necessarie volture catastali per i beni immobili. Conoscere chi è tenuto a presentarla, entro quali termini, con quale documentazione e a quali costi è essenziale per gestire correttamente la successione ereditaria ed evitare sanzioni.

Cos’è la dichiarazione di successione e a cosa serve

La dichiarazione di successione è una comunicazione di natura fiscale che gli eredi, i legatari o gli altri soggetti obbligati devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate a seguito dell’apertura della successione, la quale coincide di norma con la data del decesso del de cuius. La dichiarazione assolve a una duplice funzione: da un lato, consente all’amministrazione finanziaria di verificare l’applicabilità dell’imposta di successione e di determinarne l’entità; dall’altro, costituisce il presupposto per l’aggiornamento delle risultanze catastali, permettendo la voltura degli immobili a favore degli eredi.

È importante precisare che la dichiarazione deve essere presentata anche qualora non sia dovuta alcuna imposta — ad esempio perché il valore del patrimonio ereditario rientra nelle franchigie previste dalla legge — ogniqualvolta l’asse ereditario comprenda beni immobili o diritti reali immobiliari. L’obbligo dichiarativo, pertanto, ha carattere generale e prescinde dall’effettivo debito d’imposta.

Chi deve presentare la dichiarazione di successione

L’obbligo di presentare la dichiarazione di successione ricade su una pluralità di soggetti individuati dalla normativa fiscale. Sono tenuti alla presentazione:

  • Gli eredi, siano essi legittimi (individuati dalla legge) o testamentari (designati dal defunto con testamento), nonché i chiamati all’eredità che non vi abbiano espressamente rinunciato;
  • I legatari, ovvero coloro che ricevono beni specifici indicati nel testamento;
  • I rappresentanti legali degli eredi o dei legatari, quali tutori, curatori o amministratori di sostegno;
  • Gli immessi nel possesso dei beni, nei casi di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta.

Qualora più soggetti siano obbligati alla presentazione, è sufficiente che uno solo di essi provveda all’adempimento per conto di tutti gli altri. Nella pratica, la dichiarazione viene generalmente presentata dal coniuge superstite o da uno dei figli maggiorenni del defunto.

Quando non è obbligatorio presentare la dichiarazione

La legge prevede un’ipotesi di esonero dall’obbligo dichiarativo, applicabile esclusivamente al ricorrere congiunto di tre condizioni, come stabilito dall’art. 28, comma 7, del D.Lgs. n. 346/1990, modificato dal D.Lgs. n. 175/2014:

  • Eredi in linea retta o coniuge: l’eredità deve essere devoluta esclusivamente al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto (figli, nipoti, genitori);
  • Assenza di immobili: l’asse ereditario non deve comprendere beni immobili o diritti reali immobiliari;
  • Valore entro la soglia: il valore complessivo lordo dell’attivo ereditario non deve superare 100.000 euro.

È fondamentale sottolineare che queste condizioni devono sussistere contemporaneamente: la presenza anche di un solo immobile nell’asse ereditario rende la dichiarazione obbligatoria, indipendentemente dal valore complessivo del patrimonio.

Termini di presentazione e modalità telematica

La dichiarazione di successione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che coincide di norma con il decesso del de cuius. Il mancato rispetto di tale termine espone gli eredi a sanzioni amministrative che possono raggiungere importi significativi, comprese tra il 120% e il 240% dell’imposta dovuta, oltre agli interessi di mora. È tuttavia possibile ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare spontaneamente la propria posizione, beneficiando di sanzioni ridotte.

Dal punto di vista operativo, la dichiarazione deve essere trasmessa esclusivamente in modalità telematica, utilizzando i servizi online dell’Agenzia delle Entrate oppure avvalendosi di un intermediario abilitato (commercialista, CAF, notaio). I residenti all’estero, impossibilitati ad accedere ai servizi telematici, possono eccezionalmente trasmettere la dichiarazione tramite raccomandata all’ufficio territorialmente competente.

Documenti necessari per la dichiarazione di successione

La compilazione della dichiarazione richiede la raccolta di una documentazione completa e aggiornata relativa al defunto, agli eredi e ai beni che compongono l’asse ereditario. La completezza della documentazione è fondamentale per evitare integrazioni successive, ritardi e possibili sanzioni. I principali documenti necessari sono:

  • Certificato di morte del defunto, rilasciato dal Comune di residenza o di decesso;
  • Certificati di stato di famiglia del defunto e degli eredi, per attestare i rapporti di parentela;
  • Codici fiscali del defunto e di tutti gli eredi e legatari;
  • Testamento (olografo, pubblico o segreto), con relativo verbale di pubblicazione, qualora esistente;
  • Visure catastali aggiornate degli immobili facenti parte dell’asse ereditario;
  • Documentazione bancaria e finanziaria: estratti conto, certificazione dei saldi, titoli, polizze vita e fondi di investimento alla data del decesso;
  • Documentazione relativa ai debiti del defunto (mutui residui, spese mediche, debiti fiscali) deducibili dall’attivo ereditario;
  • Eventuali atti di rinuncia all’eredità, con relativo verbale notarile o del Tribunale.

Novità normative: l’autoliquidazione dell’imposta di successione

Una delle innovazioni più rilevanti degli ultimi anni è il sistema di autoliquidazione dell’imposta di successione, introdotto dal D.Lgs. n. 139/2024 e operativo dal 15 luglio 2025 per tutte le successioni aperte a partire dal 1° gennaio 2025. Con il nuovo meccanismo, l’imposta non viene più determinata successivamente dall’Agenzia delle Entrate mediante avviso di liquidazione: è il contribuente stesso a calcolarla direttamente in sede di compilazione della dichiarazione, attraverso il quadro EF del modello dichiarativo.

Il sistema telematico dell’Agenzia applica automaticamente le aliquote, le franchigie e le agevolazioni spettanti a ciascun erede, generando un prospetto riepilogativo e il relativo modello F24 per il versamento. Il pagamento dell’imposta di successione deve essere effettuato entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione, con possibilità di rateizzazione qualora l’importo risulti particolarmente elevato.

Contestualmente all’invio della dichiarazione devono invece essere versate le imposte ipotecaria e catastale, l’imposta di bollo e la tassa ipotecaria. Il D.Lgs. n. 123/2025, entrato in vigore il 1° gennaio 2026, ha inoltre introdotto il nuovo Testo Unico sulle imposte indirette, che semplifica ulteriormente il quadro normativo e stabilisce la separazione tra donazioni e successioni ai fini del calcolo delle franchigie, eliminando il cosiddetto coacervo successorio.

Aliquote e franchigie dell’imposta di successione

L’imposta di successione è calcolata applicando aliquote differenziate in base al grado di parentela tra il defunto e ciascun erede. Le aliquote vigenti, stabilite dall’art. 7 del D.Lgs. n. 346/1990, sono le seguenti:

  • Coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti): aliquota del 4% sul valore eccedente la franchigia di 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario;
  • Fratelli e sorelle: aliquota del 6% sul valore eccedente la franchigia di 100.000 euro per ciascun beneficiario;
  • Altri parenti fino al quarto grado e affini fino al terzo grado: aliquota del 6% senza franchigia;
  • Tutti gli altri soggetti: aliquota dell’8% senza franchigia.

Per le persone portatrici di handicap grave riconosciuto ai sensi della Legge n. 104/1992, la franchigia è elevata a 1.500.000 euro, indipendentemente dal grado di parentela con il defunto. Qualora nell’asse ereditario siano compresi beni immobili, sono inoltre dovute le imposte ipotecaria (2%) e catastale (1%), ridotte a 200 euro ciascuna in misura fissa nel caso in cui l’erede possa beneficiare delle agevolazioni “prima casa”.

Quanto costa la dichiarazione di successione

Il costo della dichiarazione di successione si compone di diverse voci, alcune fisse e determinate dalla legge, altre variabili in funzione della complessità del caso e del professionista incaricato.

Tra i costi fissi e certi si annoverano:

  • Imposta di bollo: 85 euro per la dichiarazione telematica (64 euro per ogni eventuale copia conforme);
  • Tassa ipotecaria (tributi speciali): 90 euro per ciascun territorio provinciale in cui ricadono gli immobili;
  • Imposte ipotecaria e catastale: calcolate in percentuale sul valore catastale degli immobili (rispettivamente 2% e 1%), con un minimo di 200 euro ciascuna;
  • Imposta di successione: calcolata secondo le aliquote e le franchigie sopra indicate, e dovuta solo sulla parte di valore che eccede la franchigia applicabile.

A tali voci si aggiunge la parcella del professionista eventualmente incaricato della compilazione e della trasmissione della dichiarazione. Il compenso varia in funzione della complessità dell’asse ereditario, del numero di eredi, della presenza di immobili in province diverse e della necessità di reperire documentazione integrativa. È sempre consigliabile richiedere un preventivo dettagliato e scritto prima di conferire l’incarico, in modo da avere piena consapevolezza delle voci di spesa.

Volture catastali e adempimenti successivi

Quando l’asse ereditario comprende beni immobili, la presentazione della dichiarazione di successione telematica attiva automaticamente la procedura di voltura catastale, ossia l’aggiornamento delle risultanze del catasto con l’indicazione dei nuovi intestatari. L’Agenzia delle Entrate trasmette inoltre copia della dichiarazione a ciascun Comune in cui si trovano gli immobili, esonerando gli eredi dall’obbligo di presentare autonomamente la dichiarazione ai fini dell’imposta municipale unica (IMU).

È opportuno verificare che le volture siano state correttamente registrate e che le visure catastali aggiornate riflettano la nuova titolarità, in quanto eventuali discrepanze potrebbero generare difficoltà in sede di successive operazioni immobiliari.

Conclusione: gestire la successione con consapevolezza

La dichiarazione di successione rappresenta un passaggio imprescindibile nella gestione del patrimonio ereditario, la cui corretta esecuzione richiede attenzione ai termini, completezza della documentazione e conoscenza delle imposte applicabili. Le recenti riforme normative — dall’introduzione dell’autoliquidazione alla separazione tra donazioni e successioni ai fini delle franchigie — hanno semplificato alcuni aspetti della procedura, ma hanno al contempo attribuito maggiore responsabilità al contribuente nel calcolo delle imposte dovute.

In un quadro normativo in costante evoluzione, il supporto di un professionista esperto in diritto successorio risulta particolarmente consigliabile per evitare errori costosi, ottimizzare la posizione fiscale e garantire il pieno rispetto degli obblighi dichiarativi entro i termini previsti.

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